Verona Low Cost

Low Cost a Verona, è possibile!
Se Avete un Limite di spesa, informateci! Vedremo di venirvi in contro!
Camere e Bilocali arredati e corredati di tutto sono a vostra disposizione!
Vacanze,Lavoro,Fiera di Verona tutto in una unica soluzione, perchè spendere di più!
In un contesto diverso, con ingressi indipendenti il B&B di Verona è a disposizione dei nostri Ospiti, senza rinunciare alle comodità e all’assoluta indipendenza, le nostre soluzioni Low Cost sono una valida alternativa per tutti cloro che vogliono visitare Verona ad un prezzo scontato.
Vicino al centro città, sempre comodi alla Fiera di Verona, all’Ospedale di Borgo Roma e 10 Minuti da piazza Brà, la soluzione Camere e bilocali del BeB sono la risposta per un notevole risparmio.
Low cost in Camera e Bilocale a partire da 40 euro (base 2 persone).
Ottimo per famiglie fino a 4 persone, che vogliono visitare la città di Romeo e Giulietta contenendo i costi !
Questo prezzo è a seconda dei periodi e della disponibilità!
Dal 1 aprile servizio colazione in giardino!
La storia del Low cost
Il termine ” low cost ” nasce nel corso del Novecento per identificare quelle merci e quei beni venduti il cui costo di produzione e il relativo prezzo di vendita sono particolarmente bassi. Sono beni e servizi di qualità inferiore, grezzi oppure sono semplicemente venduti senza servizi accessori. La filosofia del low cost diventa un vero e proprio segmento di mercato negli anni ’90 quando la catena di mobili Ikea lo adotta per vendere in tutto il mondo le proprie soluzioni “Fai da Te” prive di assistenza al montaggio e al trasporto. Milioni di giovani coppie hanno arredato con mobilia a basso costo le proprie case. La qualità dei mobili low cost non è al top ma il loro rapporto prezzo/qualità (e quindi il risparmio sulla spesa totale) è molto elevato. La filosofia del low cost inizia ad espandersi trasversalmente anche nei nuovi mercati liberalizzati come quello del trasporto aereo. Nascono le compagnie aeree low cost in grado di offrire a pochi soldi biglietti aerei verso altre città italiane ed europee. I primi viaggiatori low cost hanno rinunciato a tutti quei servizi accessori offerti dalle compagnie di bandiera (pranzo a bordo, sale d’attesa, servizi vari ecc) ottenendo in cambio un prezzo del biglietto quasi a livello di costo. L’evoluzione del low cost nel settore aereo ha causato un brutto colpo per le compagnie di bandiera, le quali non hanno potuto fronteggiare la concorrenza di prezzo delle compagnie low cost a causa di una struttura dei costi molto pesante, spesso ereditata da decenni e decenni di politiche aziendali monopolistiche. Infine, il low cost è arrivato anche al supermercato. Verso la fine degli anni ’90 e l’inizio del duemila sorgono in tutta Italia gli hard discount (o discount) in cui poter fare la spesa scegliendo frutta e verdura a basso costo, prodotti di sottomarche, prime marche ed in generale tutti quei prodotti esclusi dalla grande distribuzione. Pochi servizi, illuminazione al minimo e la scarsa spesa nella pubblicità hanno consentito ai Discount di conquistare la notorietà tra i consumatori. Fare la spesa ai Discount diventa sinonimo di risparmio ed il termine stesso Discount viene adottato anche nella vendita di prodotti informatici.
Milano-Londra a 10 euro. Ma in alcuni casi si può ottenere un biglietto anche a zero euro, pagando soltanto le tasse aeroportuali. Senza la compagnia low-cost sarebbe stato impossibile. Prenoti il volo online, e se lo fai con un congruo anticipo e hai un po’ di flessibilità sulle date, puoi fare un vero affare. Potere della deregulation ma… C’è un ma, e il libro della giornalista irlandese Siobhan Creaton, Ryanair. Il prezzo del low-cost, edito da Egea, lo racconta molto bene.
Aeroporti lontani anche centinaia di chilometri dalle città che promettono di farti raggiungere e niente fronzoli (in inglese no-frills, un credo incrollabile per compagnie che devono tenere bassi i costi). Quindi non ti danno gratis neanche un bicchiere d’acqua se ti stai strozzando. Con Ryanair il biglietto se hai fortuna costa poco, ma puoi star certo che ti faranno pagare caro tutto il resto e cercheranno di venderti per tutto il viaggio ogni possibile bene superfluo. Un po’ come i “viaggi delle pentole” che facevano le nostre nonne: portavano un gruppo di signore anziane in gita in qualche luogo d’interesse per pochi spiccioli e a metà tragitto cominciava la dimostrazione di padelle e utensili da cucina, che si era caldamente invitati ad acquistare. In questo caso tagliandi della lotteria gratta e vinci, biglietti per il treno da Stansted (nel mezzo del nulla) a Londra città, alcolici, snack, profumi, giocattoli, sconti sul noleggio auto, offerte promozionali per l’albergo e chi più ne ha…
Il libro racconta la storia di Ryanair dai primordi, quando il signor Ryan ci investì i lauti guadagni realizzati con un’altra compagnia, che noleggiava aeromobili, e creò l’azienda-miracolo in cui i dipendenti felici lavoravano sodo e avevano un’idea di futuro mentre gli irlandesi residenti in Inghilterra, esterrefatti e grati, approfittavano delle tariffe finalmente umane per andare a trovare i parenti in patria. Da anni ormai le redini sono passate in mano a Michael O’Leary, spregiudicato supermanager, inventore di campagne pubblicitarie di dubbio gusto, cinico ma efficace nella sua strategia di tagli forsennati e zero concessioni sindacali che ha portato l’azienda al successo in Europa e indotto molti dipendenti alla fuga. Ryan Air è l’unica compagnia che, abbassando ulteriormente tariffe già convenienti, e grazie a pubblicità sul confine del macabro, riuscì a fare utili anche nell’annus terribilis post 11 settembre
| Le difficoltà della congiuntura internazionale, gli attacchi terroristici dell’11 Settembre negli Stati Uniti, le Guerre in Afghanistan e in Iraq hanno avuto un negativo impatto sul mercato del trasporto aereo passeggeri. Gli ultimi quattro anni sono stati disastrosi per le compagnie aeree, il traffico è calato drasticamente e solo ora, salvo nuovi episodi destabilizzanti, si sta risollevando. Ci sono stati fallimenti che hanno coinvolto vettori storici come Sabena e Swissair, in Europa, Continental Airlines e United Airlines, negli USA, e molti altri carrier si trovano in situazioni poco invidiabili. Probabilmente tali eventi internazionali hanno semplicemente fatto da catalizzatori, hanno solo accelerato situazioni che già prima non erano rosee, hanno aiutato il mercato a fare una drastica selezione fra le compagnie aeree. Forse per loro incapacità, forse perché già in difficoltà o forse perché non in grado di reagire prontamente alle nuove situazioni che si erano verificate, molte compagnie aeree hanno dovuto abbandonare il campo competitivo. Non sono riuscite ad adattarsi al cambiamento, hanno ceduto alle pressioni competitive del proprio ambiente, sia general che task, perché di fronte all’evoluzione del mercato l’impresa non può pensare di rimanere sulle posizioni conquistate, deve reagire, in alcuni casi deve proagire, per non scomparire. La turbolenza e le difficoltà degli ultimi 3-4 anni sono state un banco di prova durissimo per molti attori, ma nello specifico sono forse quelli del settore del trasporto aereo che ne hanno risentito di più, quelli che della stabilità economica e delle sicurezza fondano i propri presupposti. Presupposti che però sono venuti a mancare e che hanno trascinato con sé diverse compagnie aeree. Le previsioni per il futuro sono rassicuranti, già nel 2003 e nei primi mesi nel 2004 il mercato si è ripreso, c’è però una condizione. Una condizione che più di ogni altra permea l’ambiente di incertezza, che lascia dei punti interrogativi indelebili per il momento: non devono esserci nuovi episodi destabilizzanti. Purtroppo la politica internazionale, oltre che l’economia, sta attraversando un periodo quanto mai difficile, c’è chi dice che il mondo non sarà più lo stesso dopo l’11 Settembre: non è possibile dare rassicurazioni sul ruolo e le strategie del terrorismo internazionale nei prossimi anni. Sfortunatamente questo scenario si colloca in un momento cruciale per il settore del trasporto aereo europeo, erano stati fatti notevoli sforzi per rendere armonioso e progressivo il processo di liberalizzazione dei cieli nel nostro continente. L’obiettivo era quello di ripetere l’esperienza statunitense, evitandone però gli errori. Negli USA, infatti, fino al 1978 ci sono stati decenni di rigida regolamentazione, eredità della Grande Depressione degli anni ’30, dopo l’opprimente controllo del Civil Aeronautics Board sulla capacità, sull’entrata, sulle tariffe in quello che veniva considerato un settore strategicamente cruciale, affiorò l’idea di eliminare lacci e laccioli normativi, di aprire le porte alla concorrenza, con l’obiettivo di stimolare la competizione a favore dei consumatori: l’emanazione da parte del Congresso dell’Airline Deregulation Act. Dopo anni di guerre di prezzo, di fallimenti, di acquisizioni ci si accorse che il brusco cambiamento non rappresentò una scelta felice. Ci furono chiaramente anche fenomeni positivi, come l’esperienza di Southwest Airlines, primo low cost carrier della storia. Ma nel corso del tempo aumentò drasticamente la concentrazione nel settore, tanto che negli USA sta prendendo piede l’idea di introdurre una nuova regolamentazione, meno rigida della precedente ma tale da conferire Anche in Europa da sempre vigeva un regime protezionistico nei confronti del settore. Non si poteva di certo biasimare i singoli Stati che cercavano di difendere i propri interessi economici, di preservare un settore strategico per lo sviluppo delle proprie economie, soprattutto in momento di rilancio come fu il secondo dopoguerra. Per questo nacquero, in quegli anni, le cosiddette “compagnie di bandiera”, in cui gli Stati assumevano un ruolo di controllo o comunque di azionista di riferimento. |
Storia del turismo negli Alberghi di Roma
Inglesi a Roma nel medioevo
Le offerte di soggiorni in alberghi a Roma hanno una storia antica. Il re anglico Ina, che si stabilì a Roma dopo aver abdicato, fondò la Schola Saxonum nel luogo di S. Maria de Saxia, più tardi S. Spirito in Sassia, per incrementare l’offerta di camere da riservare ai pellegrini.
Specialmente nel Trecento la «nazione inglese» fu presente riorganizzando i suoi istituti romani che funzionavano come degli hotel semplificati, così come l’hotel è l’erede della locanda e della stazione di posta.
Più di 600 anni fa, nel 1396, veniva fondato un ospizio-hotel per marinai inglesi presso S. Edmondo in Trastevere (non più esistente). Evidentemente navi inglesi giungevano alle foci del Tevere e risalivano il fiume fin dentro Roma, attraccando al porto di Ripa Grande. Nella corte di Elisabetta I si parlava italiano ed erano bene accolti artisti italiani in viaggio o in vacanza in Gran Bretagna.
Sotto il regno di Carlo I si affermò l’ideale classico e italiano nella volontà di formare grandi collezioni artistiche e di trasportare marmi e antichità in Inghilterra. Oltre al re, lo Earl of Arundel formò un’importante raccolta di marmi, e per lui fece acquisti a Roma il primo grande architetto inglese dei tempi nuovi, Inigo Jones (1573-1652).
Nel Seicento le offerte di soggiorni in alberghi a Roma permettono la nascita dei primi viaggiatori dediti ad una vacanza culturale, persone che viaggiano per curiosità intellettuale. Primo fra tutti è nel 1644 John Evelyn che scrisse il suo celebre Diary, una consuetudine delle “Guide” che avrà sempre più largo sviluppo in seguito.
Egli annota tutto ciò che fa, che vede e che lo interessa durante la sua vacanza in alberghi a Roma. Si scorge nelle sue pagine l’ammirazione per Raffaello e per Michelangelo, per i monumenti, per le rovine, e un senso di stupore per l’universalità del Bernini. Evelyn ammirò le ville romane e in particolare villa Borghese. Visitò l’Accademia degli umoristi, conobbe Atanasio Kircher, ma non si limitò ad annotare questi fatti.
Lo interessò molto lo spettacolo sociale che osservava negli hotel di Roma, le ambascerie e le cerimonie; egli lodò obiettivamente il Monte di Pietà e gli ospedali romani che trovava superiori a quelli londinesi.
Nel 1718 si stabili a Roma Giacomo III Stuart, figlio dello spodestato Giacomo Il (m. 1701). Clemente XI lo aiutò per quanto gli fu possibile, non volendo fargli affittare camere in un hotel, gli donò il palazzo Muti Papazzurri in piazza Santi Apostoli, una offerta che lo scozzese avrà senz’altro apprezzato. Nel 1719, un anno dopo essersi stabilito a Roma, Giacomo sposava Maria Clementina Sobieski, con una grande cerimonia a Montefiascone.
Da questo matrimonio con la principessa polacca nacquero Carlo Edoardo che combatté inutilmente per la riconquista del trono ed Enrico, futuro cardinale di York, creato nel 1761 vescovo di Frascati (fu mecenate, protettore di Taddeo Kuntze, prese in affitto e ristrutturò il seminario tuscolano e formò, per incrementare l’offerta culturale, l’importante biblioteca, ancora esistente, i cui volumi sono però dall’ultima guerra in Vaticano).
Nella Roma del Settecento la famiglia degli Stuart fu una delle più cospicue. Giacomo III mori nel 1766 e il suo sepolcro è uno dei più bei monumenti del Canova.
Le offerte di hotel a Roma nel 1700
A Roma si formarono centri di convegno per gli stranieri in vacanza che avevano preso in affitto una camera in alberghi a Roma. Piazza di Spagna, già appartenente per metà alla Francia, per metà alla Spagna, che vi aveva la propria ambasciata, fu invasa dai turisti in vacanza per la sua posizione di snodo del traffico, di luogo d’arrivo da porta del Popolo fino al centro cittadino.
In primo luogo dovremmo dire degli hotel, in cui era possibile prendere in affitto camere, disposti in gran parte intorno alla piazza che era detta “il ghetto degli inglesi”. Ma più importanti luoghi di incontro per gli stranieri in vacanza furono i caffè, creazione settecentesca.
Il più antico fu il Caffè del Veneziano fondato nel 1725 a piano terra di piazza Sciarra, nel luogo dove poi sorse l’edificio della Cassa di Risparmio; fu frequentato dall’alta società e da letterati e artisti, che incrementarono le offerte culturali.
Molto celebre fu il Caffè degli Inglesi a piazza di Spagna angolo via delle Carrozze, i cui interni furono decorati su disegni del Piranesi (ne resta un ricordo solo nelle stampe che ne riproducono, per incisione del Piranesi stesso, i motivi dipinti con astratte fantasie archeologiche). Dovremmo citare anche il Caffè Ruspoli al Corso e molti altri fino al famosissimo Caffè Greco, fondato nel 1760.
Centri di incontro dei forestieri in vacanza che avevano preso in affitto una camera in alberghi a Roma, furono naturalmente le Ambasciate con le loro offerte di feste e ricevimenti. Tutte le case patrizie, Borghese, Barberini, Albani furono ospitali verso i “curiosi” forestieri in vacanza, mettendo a loro disposizione varie camere, per evitargli di alloggiare in hotel.
L’artista che a Roma esercitò il maggior influsso sull’ambiente inglese fu Piranesi. Egli infatti era il massimo interprete delle rovine e dei monumenti di Roma, li ritraeva con una sensibilità romantica, perfettamente affine al gusto, di origine marcatamente inglese, per il pittoresco e il sublime, tipico di chi prendeva in affitto una camera in hotel a Roma, e che permeava le sue stampe, offerte in vendita nella città del Papa.
L’influsso dell’aspetto piranesiano più romantico e pittoresco è evidente a chi visiti il Soane Museum di Londra, dove marmi antichi e frammenti sono disposti in un ideale disordine, in raggruppamenti volutamente casuali, secondo un gusto e in un’offerta culturale che ha le radici nella tradizione del “rovinismo romano” e in quella piranesiana in particolare.
Del resto divenne di moda decorare i propri appartamenti con vedute di Roma del Piranesi, e questo valeva anche per chi non era ancora venuto in vacanza a Roma. Il Caffè inglese di piazza di Spagna era decorato da guaches del Piranesi e questi, con la sua arte, rendeva palese l’offerta di una chiave per intendere Roma a chi in quel tempo l’accostava per la prima volta, dopo averne rimirato le meraviglie dimorando negli hotel.
Esisteva, poi, il turismo puro e semplice, quello degli Inglesi che prendevano in affitto una camera in alberghi a Roma per diletto e per svago, mossi solo dalla voglia di fare una vacanza. Di questa società abbiamo molti ricordi nel nome stesso di caffè o di hotel. Il Caffè degli Inglesi a piazza di Spagna decorato dal Piranesi, fu uno dei più antichi. Molti fra i viaggiatori in vacanza frequentavano anche il Caffè Greco.
Altro centro di incontro di Roma erano ovviamente oltre alle Accademie, le camere in hotel prese in affitto dagli artisti. In genere gli studi dei forestieri in vacanza erano in via Margutta, al Babuino, in via Condotti, nei pressi di piazza Barberini. I tedeschi predilessero via Sistina dove avevano preso in affitto una camera in hotel in molti viaggiatori provenienti dalla Germania.
Specialmente in Germania l’attrazione di Roma si manifestò parallelamente all’affermazione dell’ideale classico. Le radici di questa attrazione affondano nel terreno dello Sturm und Drang. Fu la necessità di evadere dall’inquietudine verso un mondo caratterizzato dall’offerta di equilibrio e di pace, di armonia e di arcadia, un mondo dove arte e natura si conciliano, e domina la spontaneità, e in cui i turisti potevano approfittare delle offerte di hotel di Roma.
L’antico, prima che “insieme di regole”, fu oggetto di godimento e di estasi.
Ciò che attira verso il prendere in affitto una camera in alberghi a Roma è l’arte e la natura insieme, la libertà e la bellezza. I contadini di Roma sono come pagani, le osterie diventano grotte antiche, una camera in hotel il salone dell’Imperatore Nerone. Nella luce e nei colori, ovunque, è un senso bacchico. L’offerta di amore si vive nella sua pienezza e totalità, è un amore per il bello ideale e fisico, morale e sensuale.
A Roma l’individuo in vacanza si sente in armonia con l’universo, perché Roma è il centro del mondo, il luogo delle idee e delle cose universali, con la sua offerta di un perfetto equilibrio fra corpo e anima, uomo e Dio.
Stendhal dal 1800 al 1828 trascorse circa dieci anni a Roma studiando la gente più che i monumenti e i musei che pure occupano tanta parte del suo libro. Egli credette di trovare nei Romani moderni, i due aspetti di Roma, l’offerta di un equilibrio armonico fra corpo e anima, fra vita e arte, fra gioia di vivere e verità.
Cosi egli idealizza l’ozio del popolano romano osservato da chi è in vacanza, la fierezza del trasteverino. I forestieri dimoranti negli hotel vedono trasformarsi le feste in baccanali, la grotta di Frascati in luogo sacro a Bacco, le ciociare in matrone pagane, le camere in hotel tramutate nel triclinio di Seneca, e tutta la realtà quasi dissolversi nell’offerta di una tradizione classica o nel senso di una innata e altrettanto millenaria devozione cristiana.
Da un’indagine del portale di viaggi Expedia risulterebbe che gli italiani in vacanza si piazzano ai primi posti della classifica stilata dagli albergatori nel mondo tra i peggiori clienti da ospitare: parlano sempre a voce troppo alta, sono maleducati, taccagni e pretendono che tutto il resto del mondo parli italiano perché non riescono a biascicare due parole in una lingua straniera.
Il turismo di massa esporta le masse, quindi di tutto di più da tutti i paesi e verso tutti i paesi. Ed ecco quindi i nostri italiani impegnati ad esprimere la versione peggiore del made in Italy: siamo maleducati, cafoni insomma. Grazie ai voli a basso costo e ai pacchetti dell’ultimissimo minuto anche la nostra ignoranza si concede le vacanze all’estero.
Ma chi ci guadagna? Nessuno si direbbe, anzi.
La Fiavet annuncia il rischio di chiusura per 3.000 piccole e medie imprese e la perdita di circa 8.000 posti di lavoro, l’Associazione Agenti di Viaggi- Autotutela pubblica on line il definitivo fallimento del tour operator Teorema e le difficoltà serie di Rallo Viaggi.
Le parole espresse da un responsabile commerciale ai suoi clienti esprimono il dolore e lo sgomento di un settore che sembra non riuscire a sopravvivere a sé stesso: «Non avrei mai voluto scrivere questa mail ma purtroppo è giunto il momento. Da oggi non sono più il rappresentante di Rallo nel Lazio (…) ormai si è arrivati a una situazione tale di non ritorno che era d’obbligo prendere una decisione del genere. Noi commerciali poi eravamo ormai abbandonati a noi stessi da mesi (oltretutto non pagati!). Ho dato 9 anni della mia vita professionale per questa azienda e mai avrei pensato di doverne uscire in questo modo. E’ una situazione veramente molto triste e non parlo solo di Rallo ma per l’intero nostro settore».
Assotravel intanto denuncia le voci di una probabile “resurrezione” di Todomondo, l’operatore fallito a luglio lasciando migliaia di passeggeri per strada avrebbe, qualche giorno prima di fallire, affittato il ramo d’azienda a un’altra società. Finirono su tutti i giornali in primavera, poi con una nuova società, messa in piedi in estate, probabilmente si stanno preparano per le prossime vacanze di Natale. Li rivedremo a Striscia la Notizia? Ci saranno ancora italiani disposti a comprare on line viaggi di lusso per un pugno di euro convinti di fare i furbi in vacanza con 500 euro in Messico per 2 settimane tutto incluso?
E’ questo forse il problema del turismo di massa? Viaggi a due soldi, nessuno ci guadagna, neanche le località turistiche straniere che pagherebbero per non essere intasate dai turisti da 1 euro tasse aeroportuali incluse e neanche gli operatori che per praticare questi prezzi stracciati finiscono con l’affogare nei debiti.
E i viaggiatori? Neanche loro a leggere i comunicati dei “todo-truffati” sul web, hanno comprato on line, pagato e sono rimasti a casa: oltre al danno dei soldi persi, la beffa delle vacanze mai godute.
Ma allora a chi giova?
Non è solo una questione di crisi, è anche una questione di cultura. Cultura personale, prima di tutto. Non si tratta solo di comprare con lo sconto, dovrebbe essere anche una questione di qualità rapportata alla propria esperienza di vita. Andare in giro per il mondo senza conoscere neanche vagamente la storia del paese in cui si sta per arrivare, e avendo poca consapevolezza anche di quella del proprio paese. Senza preoccuparsi di conoscere almeno le coordinate geografiche della località prescelta ma solo lo sconto che offre l’ennesimo operatore a basso costo, magari sul web: a questo è ridotto il turismo in Italia, il turismo di chi lo fa, di chi lo vende e di chi lo compra.
Tutto si riduce all’acquisto e vendita di un bene di consumo sotto costo. Poco importa se non si hanno strumenti per consumare decentemente, ci si ingozza di villaggi “tutto incluso”, si pretende la garanzia del piatto di spaghetti e di personale che parla italiano, si pretende il prezzo stracciato e il massimo dei servizi. La domanda è di questo livello, l’offerta si allinea, l’italiano medio esporta il peggio del nostro “italian style”, l’industria turistica sembra incapace di coordinare qualità, prezzi e servizi con la sopravvivenza delle proprie aziende.
Non ci sono grandi margini di guadagno nell’intermediazione di servizi turistici, i tour operator si muovono tra un 30-20% di ricarico lordo, le agenzie di viaggio guadagnano in media un 8-13% lordo sui viaggi che vendono. Non sono questi i ricavi che consentono grandi riprese e grandi investimenti di qualità, forse dovremo rivedere tutto. Forse è meglio legare le ali degli aerei, fermare le navi, chiudere gli albergoni-fabbrica, fermare i pullman dei turisti “mordi e fuggi”. Fermiamoci tutti e ripensiamoci, riflettiamo sul turismo che verrà: per chi lo organizza, per chi lo vende e per chi ne dovrebbe godere.
LOW COST: LA DEMOCRAZIA DELLA CONOSCENZA”
Questo perché il pericolo più grande di tutti i nuovi muri è dividerci gli uni dagli altri. Le mura tra i paesi ricchi e quelli che hanno di meno non possono più esserci. Le mura tra le razze e le tribù, tra i nativi e gli immigrati, tra cristiani musulmani e ebrei non possono esserci. Queste ora sono le mura che noi dobbiamo tirare giù.
Noi sappiamo che sono caduti.
Così la storia ci ricorda che le mura possono cadere.
Questo è perché l’America non può tornare indietro.





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